L’Ordine del Drago in Calabria?

 

Sono anni ormai che grazie alla caparbietà e alla collaborazione della Prof.ssa Ines Ferrante dell’Associazione Culturale Mystica Calabria, abbiamo costantemente sotto la nostra lente di ingrandimento una città indagando su i suoi  misteri. Leggende e storie tramandate oralmente, ma anche documenti storici, simboli e prove concrete, toponimi che descrivono antichi territori percorsi da leggendarie gesta.  Parliamo di Castrovillari. Città antichissima al Nord della Calabria. Qui abbiamo riscontrato la presenza Templare in maniera distinta ed evidente, qui il video del nostro primo documentario:

sembra però che più passa il tempo, più le cose da verificare e da studiare aumentino. Avevamo iniziato questa ricerca già da un po, ma senza la possibilità di mostrare delle vere e proprie prove. Prove che invece sono adesso tangibili, vi raccontiamo quindi questa incredibile storia, in attesa di poter realizzare la continuazione del documentario su questa affascinante città, ricca di misteri e di intrighi. Che sempre più mostra incredibili collegamenti con personaggi e storie, mai nemmeno per scherzo accostate alla Calabria. 

Durante lavori di ristrutturazione di un’antica stalla, probabilmente l’unica che si può ancora vedere all’interno di in un palazzo nobiliare a Castrovillari, precisamente palazzo Baratta, è stata messa in luce, forse facente parte di una scala o di un muro realizzato con materiali di risulta, una pietra calcarea di tipo locale che mostrava alcuni strani segni incisi. Gli operai addetti ai lavori l’hanno sottoposta all’attenzione del proprietario, N.H.Paolo Baratta il quale ha notato che quei segni erano in effetti un chiaro disegno riproducente una sorta di serpente con la coda attorno al collo. Si tratta in realtà di un simbolo molto noto, utilizzato dall’Ordine del Drago o del Dragone, un ordine cavalleresco – militare fondato nel XV secolo e che tra i suo membri vantava il fior fiore della nobiltà europea ed alcune teste coronate, tra cui Re Alfonso V d’Aragona e suo figlio Ferrante, Giorgio Castriota Skanderbeg e Vlad II Basarab, voivoda di Valacchia e padre del ben più celebre Vlad III, Tepes cioè l’Impalatore, giunto sino a noi con il nomignolo di Dracula che in romeno significa “figlio del drago”. Il simbolo si trova inciso in una porzione della pietra che in qualche modo sembrerebbe essersi preservata poiché protetta dalla stessa muratura in cui si trovava. Potrebbe trattarsi di un gradino in pietra ricavato e scolpito da una lastra più grande, lisciato dall’utilizzo nel corso dei secoli e poi reimpiegato insieme ad altro materiale durante lavori di risistemazione della stessa stalla, forse per obliterare un vano di accesso. Non essendo possibile fornire una datazione precisa usando il metodo al radiocarbonio che si applica soltanto alla materia organica,  le analisi non ci possono dire molto sull’epoca in cui è stata realizzata l’ incisione che tuttavia, ad una prima analisi,  non sembra opera recente.  L’ enigma lapideo si infittisce quando si apprende che la storia stessa dell’ordine del Drago è ancora avvolta nel mistero.  L’atto di fondazione recitava: «Per segno ossia effigie scegliamo e accettiamo quella del Drago ricurvo a modo di circolo, girante su se stesso, con la coda attorcigliata al collo, diviso nel dorso in due parti, dalla sommità del capo e dal naso fino all’estremità della coda da un flusso di sangue uscente dalla spaccatura profonda di una ferita, bianca e priva di sangue, e sul davanti porteremo pubblicamente una croce rossa allo stesso modo di coloro che, militando sotto il vessillo del glorioso martire Giorgio, usano portare una croce rossa in campo bianco». Il drago agonizzante rovesciato su se stesso con una croce al centro indicava vittoria dell’Ortodossia Cattolica sull’Eresia e sul Male e la sconfitta di infedeli ed eretici. I suoi membri portavano al collo l’emblema a guisa di pendaglio e indossavano sull’ armatura una lunga tunica scarlatta e un mantello verde (a simboleggiare la pelle del drago ed il suo ventre insanguinato) fermato da una fibbia. Le insegne autentiche dell’Ordine oggi sono esposte all’Ehemals Staatliches Museum di Berlino e al Bayerisches National Museum di Monaco di Baviera. La fraternitas dei  “Draghi”  non fu un ordine cavalleresco come gli altri e il titolo di cavaliere non figurava tra i requisiti per l’ammissione nell’ordine. L’ordine del Dragone non aveva santi patroni né un quartier generale o assemblee periodiche. La vita dell’Ordine fu comunque breve e dei condottieri che ne hanno fatto parte si narra che abbiano sempre vinto le proprie battaglie,  salvo essere colti da morte improvvisa per malattia o essere stati traditi da altri membri dell’Ordine. Per quanto riguarda la storia locale ci si chiede cosa ci facesse un simbolo del genere a Castrovillari? A parte il legame con i “proprietari” del  castello aragonese, Alfonso d’Aragona e il figlio Ferrante (Re Alfonso V di Aragona creò un ramo parallelo dell’Ordine per combattere i pirati saraceni e Ferrante I per celebrare la vittoria del 1485 sui baroni del Regno fece coniare il famoso “coronato” con il drago dal volto umano, oggi moneta rarissima e di grandissimo fascino), non si conoscono altri personaggi del territorio che appartenessero all’ordine. Plausibile, invece, potrebbe essere che qualche nobiluomo della famiglia Baratta conoscesse le antiche vicende dell’Ordine e ne volesse reiterare la simbologia presente anche nel nome del casato, Dragone-Baratta. 

L’antica e nobile famiglia Baratta, protagonista indiscussa delle vicende sociali, economiche e culturali della città di Castrovillari, vantava tra i suoi appartenenti intellettuali, scrittori, politici, patrioti, medici (alchimisti?) e soprattutto massoni. Imparentati con gli Angioini e con i principi Sanseverino, la famiglia Baratta Dragone giunse a Castrovillari al seguito dei Normanni già nel XI secolo. Membri della prima loggia massonica e della prima setta liberale di stampo carbonaro  chiamata “Chiesa del Lagano” o “Chiesa di Lagaria”.  Inoltre, essendo in famiglia quel Dionisio Baratta senior, nato nella prima metà del XVIII secolo,  dottissimo medico, esoterico, fautore dell’alchimia operativa, massone, molto esperto anche in astrologia, «conoscitore di tutti i sistemi di medicina antichi e moderni», è probabile ch’egli stesso abbia fatto incidere quel simbolo molto significativo anche nel linguaggio alchemico ed esoterico: il drago è il «guardiano della soglia», custode del tesoro spirituale iniziatico che il neofita deve affrontare e vincere per compiere il proprio percorso iniziatico.  Tante le congetture e tante le ipotesi ancora tutte da verificare, resta il fatto che di questo simbolo  se ne possono ammirare soltanto pochissimi esempi in tutta l’Europa.

 

Ines Ferrante Mystica Calabria – Team Mistery Hunters

 

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